Co.Re.Com.

comitato regionale
per le comunicazioni
della Lombardia

 

 

 

 


ATTI 1.21.1. – 2015/1775/GU14

 

IL COMITATO REGIONALE PER LE COMUNICAZIONI

 

 

 

 

Deliberazione n.    12                          del     27 marzo 2017

 

 

Sono presenti i componenti del Comitato:

 

 

 

ZANELLA             Federica       Presidente

BOSCAGLI          Giulio           Vice Presidente

SAVOINI              Gianluca       Vice Presidente Assente giustificato

BORELLA            Diego                                    Assente giustificato

ROLANDO           Stefano       

 

 

Oggetto: Definizione della controversia XXX/ Fastweb S.p.A.

___________________________________________________________________

La  struttura proponente:

Il Dirigente Ufficio per il Co.Re.Com.

____________________________

 

 

 

IL COMITATO REGIONALE PER LE COMUNICAZIONI

 

 

VISTA la L. 31 luglio 1997, n. 249, Istituzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo, in particolare l’art. 1, comma 6, lettera a), n. 14;

VISTA la L. 14 novembre 1995, n. 481, Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità;

VISTO il D. Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, Codice delle comunicazioni elettroniche, e in particolare l’art. 84;

VISTA la l.r. 28 ottobre 2003, n. 20, Istituzione del Comitato regionale per le comunicazioni, in particolare l’art. 10;

VISTA la deliberazione di Comitato del 28 ottobre 2004, n. 5 Approvazione del regolamento interno del Comitato regionale per le Comunicazioni della Lombardia;

VISTO il Regolamento interno del  Co.Re.Com., approvato con propria deliberazione 7 novembre 2013, n. 63;

VISTO l’Accordo quadro tra l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, sottoscritto in data 4 dicembre 2008;

VISTA la Convenzione per l’esercizio delle funzioni delegate in tema di comunicazioni, sottoscritta tra l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la Regione Lombardia e il Comitato regionale per le comunicazioni della Lombardia in data 16 dicembre 2009, e in particolare l’art. 4, c. 1, lett. e);

VISTA la delibera A.G.Com. n. 179/03/CSP, recante Direttiva generale in materia di qualità e carte dei servizi di telecomunicazioni;

VISTA la delibera A.G.Com. n. 173/07/CONS, del 19 aprile 2007, recante “Regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra operatori di comunicazioni elettroniche ed utenti” (di seguito “Regolamento”) come modificata, da ultimo, dalla delibera n. 597/11/CONS;

VISTA la delibera A.G.Com. n. 73/11/CONS, recante “Approvazione del regolamento in materia di indennizzi applicabili nella definizione delle controversie tra utenti ed operatori e individuazione delle fattispecie di indennizzo automatico ai sensi dell’articolo 2, comma 12, lett. g), della legge 14 novembre 1995, n. 481”, ed in particolare il Regolamento di cui all'allegato A (di seguito “Regolamento indennizzi”);

VISTA l’istanza presentata in data 25 marzo 2015 con cui la società XXX ha chiesto l’intervento del Co.Re.Com. Lombardia per la definizione della controversia in essere con l’operatore Fastweb S.p.A., ai sensi degli artt. 14 e ss. del Regolamento;

VISTI gli atti del procedimento e la documentazione acquisita nel corso dell’istruttoria;

VISTA la proposta di decisione del dirigente dell’Ufficio ai sensi dell’art. 19 del Regolamento;

CONSIDERATO quanto segue:

Oggetto della controversia e risultanze istruttorie

L'istante ha chiesto la definizione della controversia in essere con l’operatore Fastweb S.p.a. (di seguito “Fastweb”), ai sensi degli art. 14 e ss. del Regolamento, in relazione servizi di rete fissa sulle utenze n.XXX e XXX.

 

  1. La posizione dell’istante
  2. Nell’istanza introduttiva del procedimento, la società XXX ha dichiarato quanto segue:

     

    Sulla base di tutto quanto esposto la XXX formulava le seguenti richieste:

    1. Indennizzo per omessa portabilità di n. 2 numeri di rete fissa "affari", da calcolarsi moltiplicando il parametro di € 10,00 (individuato alla luce del combinato disposto degli agli artt. 6 e 12 della richiamata Del. 73/11/CONS), per n. 2 utenze e per i 180 giorni di ritardo (compresi tra il 29/11/2013, ossia il trentesimo giorno successivo alla conclusione del contratto, e il 28.05.2014, data in cui viene comunicata via PEC la rinuncia alla portabilità), per complessivi di €. 3.600,00.
    2. Indennizzo di complessivi € 8000,00 per la perdita delle numerazioni XXX e XXX (atteso che XXX, a causa del protrarsi dell'inadempimento di Fastweb, ha perduto la titolarità dei due numeri attivi da oltre 10 anni), calcolato moltiplicando il parametro di € 100,00 per ogni anno di precedente utilizzo (fino a un max di euro 1.000,00), quadruplicando il risultato, alla luce del combinato disposto di cui agli artt. 9 e 12 della richiamata Del. 73/11/CONS, posto che tratta vasi di utenze “affari”.
    3. Rimborsi/storni di quanto pagato in eccedenza e indennizzo per attivazione profili tariffari non richiesti ed errata fatturazione (in relazione a tali richieste, XXX nella propria memoria di replica precisa che le stesse, così come la contestazione che le legittimano, erano già state oggetto dell’istanza del tentativo obbligatorio di conciliazione).
    4. Indennizzo di € 300,00 per la mancata risposta ai reclami relativi alla mancata portabilità e di € 300,00 per il mancato riscontro ai reclami relativi all’errata fatturazione.
    5. Indennizzo di € 500,00 (ex art. 12, comma 3 della Del 73/11/CONS) per ulteriori disservizi vari e, in particolare, per la mancata fruibilità dei servizi complementari e compresi nell'offerta commerciale sottoscritta dall'istante (servizio di centralino virtuale compreso nell'opzione Evolution Start Pack Alcatel), per il mancato funzionamento del servizio fax, per il mancato rilascio degli indirizzi IP in occasione dell'uscita di un tecnico terzo (per asserita morosità) e, in ultimo, per l'impossibilità di essere richiamati dai destinatari delle chiamate in uscita stante la diversità del numero visibile rispetto a quello assegnato.
    6. Visibilità del n. 02.6125141 (l’unico per il quale è stata completata la procedura di migrazione) ai soggetti destinatari delle chiamate e assegnazione alla XXX di due utenze native in luogo di quelle perdute per colpa dell’operatore.
    7. Rimborso delle spese di procedura.

     

    Si precisa che in sede di memoria replica, la società istante ha eccepito inammissibilità della memoria depositata da Fastweb in data 28 aprile 2015, a firma dell’avv. XXX, per mancanza della procura generale rilasciata a quest’ultimo dall'avv. XXX.

     

  3. La posizione dell’operatore
  4. Nello scritto difensivo ritualmente depositato, l’operatore ha dichiarato quanto segue:

    In base a tutto quanto esposto Fastweb insiste per il rigetto di tutte le domande formulate dall’istante.

     

  5. Motivazione della decisione
  6. In via preliminare, si osserva che l’istanza soddisfa i requisiti di ammissibilità e procedibilità previsti dall’art. 14 Regolamento.

    Sempre in via preliminare, va rigettata l’eccezione sollevata dalla parte istante nella propria memoria di replica in merito all’inammissibilità e/o nullità della memoria depositata da Fastweb in data 28 aprile 2015 a firma dell'avv. XXX, per mancata produzione della procura generale rilasciata dall'avv. XXX. Invero, tale procura era stata correttamente inviata da Fastweb a questo Corecom in sede di deposito della memoria ed è stata successivamente inoltrata a controparte nei dieci giorni fissati dal Regolamento per il deposito delle repliche.

    Va del pari rigettata l’eccezione sollevata da Fastweb circa l’inammissibilità delle domande di indennizzo, storno e/o rimborso per la contestata applicazione di un differente piano tariffario (in quanto, sostiene l’operatore, presentate per la prima volta in sede di istanza di definizione e dunque non oggetto del preventivo obbligatorio tentativo di conciliazione). Dalla documentazione in atti emerge chiaramente che sia la contestazione che le richieste di rimborso/storno e indennizzo sono correttamente state poste ad oggetto del tentativo obbligatorio di conciliazione. Del pari non costituisce domanda nuova la diversa misura dell'indennizzo richiesto, la cui quantificazione, ove dovuto, è rimessa all' Autorità adita. Come precisato dalle c.d. Linee Guida definite con Del. 276/13/CONS, infatti, il principio secondo il quale l’oggetto della richiesta di definizione deve essere quello già sottoposto a tentativo di conciliazione “non deve significare che le istanze presentate in sede conciliativa e in sede di definizione debbano essere identiche, ma che la questione in discussione sia la medesima (…). Il contenuto delle singole richieste di parte, invece, può essere interpretato in maniera più sfumata, in considerazione del fatto che (…) la pronuncia di definizione è in ogni caso a contenuto vincolato, poiché prevede esclusivamente la possibilità di condannare l’operatore al rimborso (o storno) di somme non dovute e alla liquidazione d’indennizzi”.

    Infine, vanno dichiarate inammissibili le richieste formulate da parte istante e di cui al punto vi) del paragrafo 1 della presente delibera (ovverossia: “che Fastweb provveda affinché l’unico numero per il quale è stata completata la portabilità risulti visibile ai soggetti destinatari delle chiamate alla XXX e provveda altresì ad assegnare alla XXX due utenza native in luogo di quelle perdute per colpa dell’operatore”) in quanto estranee alla competenza di questo Corecom così come definita dall’art. 19 del Regolamento di cui alla Del 173/07/CONS.

    Nel merito, alla luce dell’istruttoria condotta, le domande formulate dall’utente possono trovare parziale accoglimento, nei termini di cui si dirà e per i motivi qui di seguito esposti.

     

    1. In merito alla richiesta di indennizzo per omessa portabilità, par. 1, sub i).

      Vengono innanzi tutto in rilievo le Delibere Agcom n. 274/07/CONS e n. 41/09/CIR che hanno introdotto una procedura bilaterale volta ad assicurare la concreta ed effettiva attuazione del diritto, riconosciuto all’utente, di trasferire la propria utenza ad altro operatore senza incertezze sui tempi di attivazione, prevedendo regole volte ad evitare che l’utente possa incorrere in sospensioni della linea durante l’espletamento della procedura di passaggio. Tali regolamentazioni sono state definite in accordo con quanto stabilito dalla legge n. 40/2007 – c.d. Decreto Bersani – che, in particolare all’articolo 1, comma 3, ha fissato in trenta giorni il termine massimo per il trasferimento del numero telefonico da un operatore ad un altro.

      Va poi richiamato il principio secondo il quale gli operatori devono fornire i servizi richiesti nel rispetto di quanto contrattualmente e normativamente previsto, anche sotto il profilo temporale. Da ciò deriva che, ove l’utente lamenti l’inadempimento rispetto alla richiesta di migrazione, l’operatore ovvero gli operatori, per escludere la propria responsabilità, sono tenuti a dimostrare che i fatti oggetto di doglianza sono stati determinati da circostanze a loro non imputabili. In questi casi, peraltro, i gestori devono anche fornire la prova di aver adeguatamente informato l’utente delle difficoltà incontrate nell’adempimento dell’obbligazione e, non ritenendosi sufficiente un mero richiamo “formale” ai motivi tecnici, poiché l’utente deve essere messo in grado di comprendere quanto accaduto, allo stesso modo, gli operatori devono anche dimostrare di essersi diligentemente attivati per adempiere esattamente; in caso contrario, l’utente ha diritto ad un indennizzo proporzionato al disservizio subito.

      Nel caso di specie, la documentazione acquisita – in particolare le schermate del sistema Pitagora depositate dall’operatore Telecom (donor e donating nell’ambito della procedura che qui interessa), a seguito di richiesta istruttoria formulata da questo Corecom – rivela che alcuna richiesta di portabilità delle numerazioni n. XXX e XXX risulta essere stata inserita da Fastweb prima del 14 aprile 2014 (afferma Telecom nella relazione accompagnatoria alle schermate: “per il dn XXX aggiuntivo XXX, sul sistema regolamentare è presente: la richiesta di attivazione NPG olo Fastweb data ricezione ordine 14/04/15 data attesa consegna 24/04/15 scartato per DN non attivo; la linea risulta cessata in crm retail su richiesta cliente per scarso utilizzo con OL emesso il 16/05/14”).

      Ora, al di là del valore probatorio da assegnare alle risultanze del sistema Eureka, prodotte da Fastweb in allegato alla memoria difensiva (e dalle quali risulterebbero diverse e reiterate richieste di migrazione delle due numerazioni XXX e XXX, a partire dal dicembre 2013), vista la loro completa divergenza dagli esiti del sistema Pitagora (sistema centrale riconducibile alla società Telecom Italia, in attuazione delle Delibere dell'Agcom, per la gestione della migrazione delle linee), ciò che preme evidenziare ai fini dell’imputabilità a Fastweb del ritardo nella migrazione delle due citate numerazioni è la condotta omissiva di tale operatore, che pur venuto a conoscenza del KO di Telecom e delle relative causali di scarto, non ha provveduto ad informarne tempestivamente l’utente.

      Dunque, sia che il KO del donor sia intervenuto sin dal dicembre 2013, sia che sia intervenuto solo successivamente a causa di un tardivo (e colpevole) inserimento delle richieste di portabilità da parte del recipient, in ogni caso la condotta di Fastweb risulta inadempiente rispetto agli obblighi informativi posti dalla regolamentazione in vigore.

      Quale operatore recipient, Fastweb ha infatti omesso di informare l'istante in ordine alle ragioni di carattere tecnico ostative al perfezionamento della portabilità dell'utenza; pertanto, l'operatore è tenuto a corrispondere all'istante un equo indennizzo. Quanto alla misura dell’indennizzo, lo stesso andrà calcolato in base a quanto stabilito dal combinato disposto degli artt. 6, comma, e 12, comma, ossia moltiplicando il parametro indennizzatorio di euro 5,00 euro X 2 utenze business, per i complessivi 179 giorni compresi tra il 28 novembre 2013, ossia il trentesimo giorno successivo alla richiesta di attivazione del servizio con contestuale portabilità dei numeri, e il 26 maggio 2014, data della comunicazione della rinuncia alla portabilità, per un totale di € 3.580,00.

       

    2. In merito alla richiesta di indennizzo per la perdita della numerazione - par. 1, sub ii).

      Tale richiesta non può trovare accoglimento, non potendo essere imputata all’operatore Fastweb la perdita di numerazioni mai entrate nella sua disponibilità. Peraltro, si osserva che dalla documentazione acquisita agli atti emerge che la MCR con comunicazione datata 9 maggio 2014 (ricevuta in data 15 maggio 2014 dall’operatore) ha richiesto a Telecom “la cessazione della linea ISDN n. XXX (e relativo numero aggiuntivo) con effetto immediato”. La volontà di cessazione delle due linee, dunque, è stata chiaramente manifestata dall’utente, e Telecom ha dato corso a tale volontà.

      Non vi è però agli atti alcuna prova dell’avvenuta perdita definitiva dei numeri, nativi Telecom, alla data di presentazione della domanda di conciliazione (di solo 10 giorni successiva alla ricezione, da parte di Telecom, della richiesta di cessazione delle linee), in cui veniva già formulata la domanda di l’indennizzo per perdita delle numerazioni. Né si rileva agli atti alcuna richiesta da parte dell’utente di recupero delle stesse numerazioni (rivolta a Telecom o presentata al Corecom in sede di procedura di conciliazione o di definizione).

      Alla luce di tutto quanto sopra, si rigetta la richiesta di indennizzo formulata dall’utente.

       

    3. In merito alla richieste di rimborso/storno di quanto pagato in eccedenza e di indennizzo per attivazione di piani tariffari non richiesti ed errata fatturazione par. 1, sub iii).

      Si ritiene che tali richieste possano trovare solo parziale accoglimento per i motivi che seguono.

      Risulta provato dalla documentazione in atti che il canone mensile contrattualmente previsto per i servizi offerti da Fastweb alla società istante era pari a € 264,00 (i.e.), ossia di € 528,00 (i.e.) a bimestre. Le fatture n. LA00160376 del dicembre 2013, n. LA00020801 del 14 febbraio 2014, n. LA00058154 del 14 aprile 2014, n. LA00099046 del 14 giugno 2014 e n. LA00141310 del 14 agosto 2014 espongono invece un canone bimestrale complessivo di € 856,00 (i.e.). Dunque, in base alle fatture citate la XXX si è vista addebitare, al netto dei consumi (i cui importi sono sempre molto esigui: rispettivamente di € 2,33 nella fattura n. LA00020801, 14,43 nella fattura n. LA00058154, 5,50 nella fattura n. LA00099046, € 3,28 nella fattura n. LA00141310 del 14 agosto 2014), € 1640,00 (i.e.) (per un totale € 2000,80 i.i.) in eccesso, rispetto a quanto pattuito.

      Tuttavia, dalla documentazione agli atti risulta altresì che: nella fattura n. LA00141310 del 14 agosto 2014, che espone il solito canone errato di € 856,00 (i.e.), è previsto un accredito di € 1.175,00; la fattura n. LA00183688 del 14 ottobre 2014, anch’essa esponente il solito canone errato di € 856,00 (i.e.), contiene un riaccredito di € 385,01; la fattura LA00242399 del 31 dicembre 2014 non contiene addebiti ma solo un accredito di € 350,00.

      Dunque, atteso che sommando gli importi accreditati, la società Fastweb risulta avere totalmente rimborsato quanto pagato in eccesso dalla XXX, la domanda di rimborso/storno formulata dalla parte istante non può che essere rigettata.

      Risulta invece meritevole di accoglimento la richiesta di indennizzo per applicazione di piani tariffari non richiesti. Giova ribadire che “le parti di un contratto sono tenute a comportarsi, ai sensi degli articoli 1175, 1337 e 1375 c.c., secondo buona fede e correttezza sia nella fase precontrattuale che nella fase dell’esecuzione del contratto. Il principio di buona fede contrattuale costituisce oggetto di un vero e proprio obbligo giuridico, che si considera violato dalla parte contrattuale che, anche non dolosamente, ometta di tenere un comportamento improntato alla diligente correttezza” (da ultimo Corecom Calabria Del. 77/2016). Nel caso di specie, l’errata fatturazione è stata immediatamente rilevata con continue segnalazioni dell’utente, cui peraltro non risultano agli atti riscontri o comunicazioni dell’operatore volti a chiarire le ragioni dell’applicazione di un piano tariffario diverso da quello concordato, né prima delle correzioni in fattura, né successivamente; la parziale rettifica degli addebiti, avvenuta peraltro solo tardivamente, non esaurisce il pati subito dall’utente che viene invece compensato con il riconoscimento di un indennizzo per attivazione di un profilo tariffario non richiesto, calcolato ai sensi del comma 2, dell’articolo 8 del c.d. Regolamento Indennizzi, a decorrere dal 15 ottobre 2013 (data a partire dalla quale comincia la fatturazione errata, come indicato nella fattura n. LA00160376) al 14 ottobre 2014 (ultimo giorno del periodo di fatturazione errata, come indicato dalla fattura n. LA00183688), per un totale di 364 giorni, e dunque per complessivi € 364,00.

       

    4. In merito alla richiesta di indennizzo per mancata risposta ai reclami par. 1, sub iv).

      Si ritiene meritevole di accoglimento la richiesta di indennizzo per mancata risposta ai reclami formulata dall’istante. Invero, dalla documentazione acquisita all’istruttoria emergono diversi reclami presentati dall’utente sia a segnalazione della mancata portabilità e di vari disservizi (mancato funzionamento del fax e non configurabilità del centralino virtuale), sia a contestazione degli importi fatturati dall’operatore.

      I rilievi con cui Fastweb ha eccepito in memoria la mancanza di prova di invio dei reclami e il fatto che gli stessi siano stati inoltrati a indirizzi diversi (tra cui la PEC: fastwebspa@legalmail.it) da quelli preposti a ricevere e gestire reclami e/o segnalazioni non risultano infatti meritevoli di accoglimento. Molti reclami risultano correttamente inviati all’indirizzo assisteza.clientiazienda@fastwebnet.it, espressamente previsto dall’art.13 delle condizioni generali di contratto. Altri, rimasti anch’essi non riscontrati, risultano inoltrati via PEC all’operatore (dall’indirizzo PEC del legale della società). A proposito dell’invio dei reclami mediante posta elettronica certificata giova ricordare quanto deciso dal Corecom Toscana con Determinazione n. 6/2016 – e accolto da Agcom, con Delibera n. 14/17/CONS –: “La posta elettronica certificata consiste in un servizio di comunicazione che, tramite l'intervento di un soggetto certificatore, permette di ottenere una ricevuta di spedizione del proprio messaggio. Se anche il destinatario della comunicazione usa un sistema PEC viene fornita un’ulteriore, seconda ricevuta di consegna, con un valore legale del tutto corrispondente a quello della tradizionale raccomandata con ricevuta di ritorno. Pertanto, l'invio di una e-mail certificata (PEC) nelle forme previste dalla normativa vigente è equiparato, dall'art. 48 D.Lgs 7 marzo 2005, n. 82, alla spedizione di una raccomandata A/R cartacea. La procedura è, dunque, del tutto assimilabile a quella della raccomandata tradizionale consegnata in busta chiusa, che si considera ricevuta anche se chi la riceve, ad esempio, dimentica di aprirla. (…) Inoltre, si deve qui rilevare che ogni impresa costituita in forma societaria (…) ha l’obbligo di depositare il proprio indirizzo di posta certificata al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio”.

      Atteso dunque che il reclamo indirizzato via PEC a Fastweb il 18 marzo 2014 (relativo alla mancata portabilità e a diversi disservizi) risulta senza dubbio ricevuto dall’operatore, e non risultando agli atti alcun riscontro scritto, si ritiene che l’istante abbia diritto al riconoscimento di un indennizzo “da mancata risposta al reclamo” ex art. 11 del c.d. Regolamento, da calcolarsi moltiplicando il parametro indennizzatorio di € 1,00 per i 278 giorni intercorrenti tra la data del reclamo e il 4 febbraio 2015 (data dell’udienza di conciliazione), già decurtati dei 45 giorni previsti dalla Carta dei servizi dell’operatore per fornire risposta, per un indennizzo complessivo di € 278,00.

      Quanto ai reclami relativi alla contestazione delle fatture emesse, fatta eccezione per la risposta al reclamo telefonico relativo alla fattura n. LA00160376, non risultano agli atti risposte alle mail del 7 marzo 2014, del 21 marzo, del 27 marzo (indirizzate a assistenza.clientiazienda@fastweb.it) e del 3 aprile (indirizzata all’indirizzo PEC), relative alla fattura n. LA00020801. Considerato che la correzione apportata con l’emissione delle fatture n. LA00141310 del 18 agosto 2014 (a credito), n. LA00183688 del 14 ottobre 2014 e n. LA00242399 del 31 dicembre 2014 può considerarsi comportamento concludente, in accoglimento dei reclami presentati a contestazione degli importi esposti in fattura, l’indennizzo per ritardo nella risposta ai reclami potrà essere riconosciuto solo per il periodo intercorrente tra il 7 marzo 2014 (data del 1° reclamo), al 14 agosto 2014, data di emissione della prima fattura di rettifica, che, decurtati i 45 giorni previsti dalla Carta dei Servizi dell’operatore, risulta di complessivi 115 giorni, per un totale di € 115,00.

       

    5. In merito all’indennizzo per disservizi vari – sub. v)
    6. Risulta meritevole di accoglimento la richiesta di indennizzo seppure nei termini e nella misura qui di seguito precisati:

     

  7. Spese di procedura
  8. Considerato l’accoglimento parziale delle domande dell’istante, nonché il comportamento tenuto dalle parti nel corso delle procedure di conciliazione e definizione della controversia, si ritiene equo prevedere il pagamento da parte di Fastweb, in favore dell'istante, dell’importo di € 100,00 a titolo di rimborso delle spese di procedura.

VISTO il parere del Servizio Studi e documentazione legislativi e Assistenza legale in data 31 luglio 2009 in ordine alla necessaria continuità delle funzioni esercitate dal Co.Re.Com per delega dell’A.G.Com;

All’unanimità dei voti espressi nelle forme di legge;

 

D E L I B E R A

 

  1. L'accoglimento parziale dell'istanza nei confronti della società Fastweb S.p.A., per le motivazioni di cui in premessa.
  2. La società Fastweb S.p.A. è tenuta a corrispondere in favore dell’istante i seguenti importi, con maggiorazione degli interessi legali a decorrere dalla data di presentazione dell’istanza:
    1. l’importo di € 3.580,00 (tremilacinquecentottanta/00) quale indennizzo per la mancata migrazione delle utenze nn. XXX e XXX;
    2. l’importo di € 364,00 (trecentosessantaquattro/00) quale indennizzo per applicazione di piani tariffari non richiesti.
    3. l’importo di € 393,00 (trecentonovantatre/00) - derivante dalla somma dei due importi di € 115,00 e di € 278,00 - quale indennizzo per mancata risposta ai reclami;
    4. l’importo di € 356,00 (trecentocinquantasei/00) quale indennizzo per il mancato funzionamento del fax;
    5. l’importo di € 356,00 trecentocinquantasei/00) quale indennizzo per il mancato funzionamento del centralino virtuale.
  3. La società Fastweb S.p.A. è tenuta altresì a corrispondere in favore dell’istante l’importo di euro 100,00 (cento/00) per le spese di procedura.
  4. La società Fastweb S.p.A. è tenuta, infine, a comunicare a questo Corecom l’avvenuto adempimento alla presente delibera entro il termine di 60 giorni dalla notifica della medesima.

     

Il Dirigente Ufficio per il Co.Re.Com.                         La Presidente del Co.Re.Com.

     dott. Massimiliano Della Torre                                            dott.ssa Federica Zanella

 

 

 

 

E’ fatta salva la possibilità per l’utente di richiedere in sede giurisdizionale il risarcimento dell’eventuale ulteriore danno subìto, come previsto dall’art. 11, comma 4 della delibera 179/03/CSP.

Ai sensi dell’art. 19, comma 3, della Del. A.G.Com. 173/07/CONS il provvedimento di definizione della controversia costituisce un ordine dell’Autorità a norma dell’articolo 98, comma 11, D. Lgs. 1 agosto 2003, n. 259.

La presente deliberazione è comunicata alle parti e pubblicata sul sito internet istituzionale del Co.Re.Com. Lombardia, assolvendo in tal modo ad ogni obbligo di pubblicazione, ai sensi dell’art. 32, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69, Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia  di processo civile.

Le parti sono tenute a comunicare a questa Autorità l’avvenuto adempimento alla presente deliberazione entro il termine di sessanta (60) giorni dalla comunicazione della medesima.

Ai sensi dell’articolo 135, comma 1, lett. b), del Codice del processo amministrativo, approvato con d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104, il presente provvedimento può essere impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, in sede di giurisdizione esclusiva.

Ai sensi degli articoli 29, 41 e 119 del medesimo d.lgs. 104/2010, il termine per ricorrere avverso il presente provvedimento è di sessanta (60) giorni dalla comunicazione dello stesso.

 

                                                                       Il Dirigente Ufficio per il Co.Re.Com.

                                                                            dott. Massimiliano Della Torre